SOS reflusso gastroesofageo: attenzione agli stili di vita e all’obesità

“Il reflusso gastroesofageo e le sue complicanze, spiega il professor Davide Bona, responsabile dell’U.O. di Chirurgia Generale mininvasiva dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio, rappresentano un problema attuale e di forte impatto socio-economico, divenendo la ragione più frequente di visita ambulatoriale gastroenterologica e di endoscopia del tratto digestivo superiore. Questo disturbo altera la qualità della vita sociale e lavorativa del paziente rendendolo farmacodipendente, costringendolo a limitazioni alimentari, a frequenti visite mediche e ripetuti accessi in Pronto Soccorso. Se cronico, la complicanza più temibile è l’esofago di Barrett, alterazione della mucosa che può degenerare in displasia e successivamente in adenocarcinoma, un tumore maligno la cui frequenza è in progressivo aumento nei paesi occidentali.

Il reflusso gastroesofageo è dovuto a un difetto meccanico della valvola tra esofago e stomaco (cardias), che si apre per consentire il passaggio degli alimenti, richiudendosi subito dopo per impedire ai succhi gastrici di risalire in esofago danneggiando la mucosa (esofagite).

La debolezza della valvola è spesso associata alla presenza di un’ernia iatale. Gli stili di vita occidentali (pasti ipercalorici consumati con voracità, abuso di spuntini, alcolici, bevande gasate, scarsa attività fisica), conclude, giocano un ruolo importante nella malattia. Gravidanza e obesità concorrono con meccanismi ormonali e meccanici all’aumento della pressione endoaddominale”.

 

 

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