Reflusso gastroesofageo: sintomi e percorso diagnostico

"Il reflusso gastroesofageo, spiega il professor Davide Bona, responsabile dell’U.O. di Chirurgia Generale mininvasiva dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio, si caratterizza per l’insorgenza di sintomi tipici quali il dolore epigastrico, il bruciore dietro lo sterno e la percezione della risalita di acido verso labocca. I sintomi ‘atipici’, spesso di difficile diagnosi, sono il dolore toracico (che può simulare un infarto cardiaco), la tosse, l’asma, le bronchiti ricorrenti, la raucedine e il senso di nodo in gola. Nei pazienti con reflusso grave si riscontrano anche infiammazioni della bocca e lesioni dello smalto dentario. I sintomi del reflusso si possono presentare anche di notte, causando alterazioni del ritmo e della qualità del sonno.

Spesso, il reflusso causa insonnia senza svegliare il paziente ma causando un malessere di fondo che si traduce in un senso di stanchezza al risveglio e si ripercuote inevitabilmente sulla vita lavorativa e sociale. L’endoscopia digestiva (gastroscopia) è l’indagine diagnostica di prima scelta, ma l’esame più accurato al fine della diagnosi è la pH-impedenzometria esofagea. Si tratta di una registrazione dei valori di pH a livello esofageo della durata di 24 ore che si ottiene introducendo dal naso un piccolo sondino collegato ad un registratore portatile. Questo esame consente di stabilire la correlazione tra il reflusso (acido o alcalino) e i sintomi del paziente, di individuare il tipo di reflusso (diurno, notturno o misto) e di orientare il medico nella scelta della terapia più opportuna”.

“L’evoluzione più temibile di un reflusso di lunga durata, conclude Bona, è la comparsa a livello esofageo di una variazione istologica della mucosa, cosiddetto esofago di Barrett, che è una lesione precancerosa, cioè una condizione che predispone a un aumentato rischio di sviluppare tumori a livello dell’esofago distale. In questa fase della malattia, il paziente può avvertire meno sintomi arrivando a sospendere anche l’uso dei farmaci. Si tratta di un momento insidioso in quanto si corre il rischio di abbassare il livello di guardia e di ridurre la frequenza dei controlli endoscopici, l’unica strategia efficace ai fini della diagnosi precocedi adenocarcinoma".

X