Eseguito per la prima volta in Sant’Ambrogio un intervento di VIV tricuspidalico

Lo scorso dicembre, all’interno dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio, è stato eseguito, per la prima volta, l’innovativo intervento di VIV tricuspidalico (o “valve in valve”) su un paziente di 63 anni fortemente sintomatico e limitato nella vita quotidiana a causa della degenerazione di una bioprotesi chirurgica impiantata 13 anni fa a causa di un traumatismo accidentale con danno acuto della valvola tricuspide. Attuata dall’équipe dell’Unità operativadi Cardiologia interventistica del Centro Cardio-Toracicodiretta dal dott. Maurizio Tespili e composta dai cardiologi interventisti Alfonso Ielasi e Massimo Medda, la procedura ha previsto la sedazione del paziente in anestesia locale e ha consentito di impiantare una nuova valvola all’interno della bioprotesi chirurgica degenerata limitando al minimo i rischi operatori e i tempi di degenza, con dimissione a domicilio nel giro di 72 ore. I pazienti con patologia tricuspidalica sottoposti a trattamento chirurgico con sostituzione valvolare sono solitamente complessi per il coinvolgimento di altre valvole cardiache come conseguenza di patologia reumatica, infettiva o anomalie congenite (es. anomalia di Ebstein). Seppure, per la sostituzione valvolare, possano essere utilizzate sia valvole meccaniche sia bioprotesi, quest’ultime vengono preferite nella maggior parte dei Centri; così come a livello di altre valvole (es. aortica, mitralica e polmonare), le bioprotesi impiantate in sede tricuspidalica sono soggette alla degenerazione e al disfunzionamento precoce (10 anni circa dall’impianto).

Il re-intervento chirurgico a livello tricuspidalico è una delle procedure a più alto rischio di eventi intra e peri-procedurali. Negli ultimi anni sono state considerate per questi pazienti a rischio delle strategie alternative che consistono nel trattamento percutaneo (meno invasivo) di bioprotesi chirurgiche tricuspidaliche disfunzionanti con impianto, appunto, di un’altra bioprotesi (VIV) attraverso accesso venoso (femorale o giugulare). A oggi, sono state descritte poche centinaia di casi di VIV tricuspidalico a livello mondiale, mentre sono solo poche decine gli interventi di riparazione percutanea effettuati sempre a livello globale.

La decisione di effettuare tale procedura è stata presa in modo collegiale dopo un’attenta discussione con cardiochirurghi e rianimatori e testimonia l’elevato livello di competenza e di grande innovazione offerto dalla Cardiologia Interventistica dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio.

 

 

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