Cosa c’è da sapere sulla radioterapia oncologica

“La radioterapia - spiega la dottoressa Elena Lara Sbicego, responsabile dell’Unità operativa di Radioterapia all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio - è una disciplina oncologica che riguarda il trattamento dei tumori con finalità radicale, preoperatoria, postoperatoria e sintomatico-palliativa. Nello specifico, è definito radicale un trattamento eseguito in presenza della malattia in atto, che non necessita, per lo meno nella finalità iniziale, di intervento chirurgico (es. la patologia prostatica e alcune patologie del distretto testa-collo); preoperatorio, un trattamento che viene eseguito in presenza della malattia in atto, ma in previsione di un intervento chirurgico (es. il carcinoma rettale localmente avanzato, dove la radioterapia può ridurre le dimensioni della neoplasia e delle eventuali adenopatie in modo che il chirurgo possa poi trattare chirurgicamente in maniera meno invasiva per il paziente); postoperatorio, un trattamento che viene eseguito dopo la chirurgia (es. la patologia mammaria, sia dopo quadrantectomia sia dopo mastectomia, con uno stimato rischio di recidiva locale che si riduce dal 30% al 3% dopo radioterapia); palliativo, un trattamento che ha lo scopo di ridurre il dolore o i sintomi prevalentemente da localizzazioni secondarie”.

“I trattamenti radioterapici - continua - possono essere eseguiti in concomitanza a chemioterapia, secondo le linee guida internazionali e si avvalgono di un acceleratore lineare, macchina in grado di produrre fasci di fotoni che, opportunamente collimati, vengono fatti incidere sul volume bersaglio. Quest’ultimo viene definito in maniera personalizzata sulla base della documentazione radiologica presentata e sulla TC di simulazione, eseguita nel reparto stesso. Personalizzato è anche il numero di trattamenti assegnato a ogni paziente, che si basa sempre sulle linee guida, ma anche sullo studio di un piano di cura fisico-dosimetrico che indica anche le dosi erogate agli organi a rischio, che devono mantenersi sotto una determinata soglia per non arrecare danni gravi al paziente. Il trattamento dura circa 20 minuti al giorno con orario prefissato, nei giorni feriali. In sé, il trattamento non è doloroso e gli effetti collaterali, solitamente, non sono gravi”.

“Non tutti i pazienti - conclude Sbicego - possono sottoporsi a radioterapia: vi sono ad esempio alcune malattie concomitanti che costituiscono una controindicazione, nonché alcune difficoltà per il paziente di mantenere a lungo il posizionamento sul lettino”.

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