Coliti, impariamo a riconoscerle e a curarle

“Per colite aspecifica, spiega il dottor Franco Di Prisco, responsabile dell’Unità operativa di Endoscopia digestiva e Fisiopatologia gastroenterologica all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio, si intende una forma infiammatoria in cui non si riesce a individuare una causa specifica, né batterica, né virale, né autoimmune. Le forme più gravi di colite sono quelle dovute all’autoimmunità cioè nel momento in cui i nostri anticorpi, a un certo punto della vita, riconoscono come non proprie alcune sostanze (di solito proteine) che passano la barriera intestinale e arrivano a sviluppare una autoimmunizzazione con un aumento dei linfociti (cioè delle cellule ‘guardiane’ a livello della mucosa intestinale) dando origine a una cascata infiammatoria. La mucosa intestinale viene così aggredita dalle cellule autoimmuni creando queste forme infiammatorie anche molto gravi che provocano vere e proprie ulcerazioni. Queste patologie prendono i nomi di colite ulcerosa e malattia di Crohn, le forme cosiddette specifiche, in quanto ne viene individuata una causa. Oltre a queste, vi sono le coliti batteriche e virali, anch’esse specifiche”. 

“Le forme aspecifiche, molto spesso - continua - sono dovute a determinate forme a metà strada tra quella autoimmune e quella infiammatoria. Sono più lievi rispetto alla colite ulcerosa e al Crohn, per le quali effettuando colonscopia e biopsia, non si notano quelle alterazioni specifiche e identificative della patologia, ma comunque uno stato infiammatorio. I test infiammatori tipo la proteina C reattiva e il test della calprotectina sono comunque alterati. É stato rilevato, da recenti ricerche, che più spesso, queste sono dovute a un’alterazione della flora batterica intestinale (microbiota), per cui i batteri anaerobi, saprofiti o patogeni danno il via all’infiammazione. Quindi, si riescono a correggere entrando in competizione con queste alterazioni, riequilibrando la flora batterica intestinale. Esistono anche dei farmaci antibiotici specifici mirati come la rifaximina alfa, utilizzata con successo anche nel trattamento della malattia diverticolare, che agisce solo sulla mucosa intestinale”.

“Questa, conclude Di Prisco, ha il vantaggio di non entrare in circolo e di non dare effetti collaterali agli altri organi, regolando il microbiota intestinale e bloccando questi batteri patogeni di difficile individuazione in fase clinica”.

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