Chirurgia coronarica ricostruttiva, l’evoluzione di una procedura dai molteplici vantaggi

Le coronarie, le arterie che nutrono il muscolo del nostro cuore, hanno un diametro che va da 1 a 3 millimetri, e, quando il flusso di sangue che trasportano viene interrotto o ridotto, il nostro cuore perde carica e fa fatica a funzionare. “Fumo, ipertensione, diabete, colesterolo e trigliceridi alti, già principali fattori di rischio per tutte le patologie cardiovascolari, assieme a fenomeni infiammatori - spiega il dottor Fabio De Luca, responsabile della Chirurgia Coronarica Ricostruttiva presso l’U.O. di Cardiochirurgia Universitaria dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio, diretta dal professor Francesco Donatelli - possono danneggiarne le pareti coronariche creando placche che ostruiscono la circolazione. Spesso, in questi casi, si ricorre all’inserimento di uno o più stent coronarici, cioè piccole reti metalliche tubulari che vanno a riaprire le coronarie ristrette. Ma questo approccio non è l’unico possibile, né a volte il più risolutivo. Negli ultimi 25 anni, la cardiochirurgia ha dimostrato progressi enormi e la ricostruzione coronarica rappresenta una delle tecniche più stupefacenti”. Il dottor De Luca è infatti uno dei pochi cardiochirurghi che ha sviluppato questa tecnica, unica in Italia, che viene eseguita all’interno dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio.

“Oggi - continua - è possibile ripulire le coronarie dalle ostruzioni e dai numerosi stent, molto spesso già inseriti durante le angioplastiche, e ridare loro piena funzionalità senza più inserire materiali estranei nel cuore del paziente con numerosi vantaggi: la sensazione di dolore o di oppressione sul petto sparisce; la funzione ventricolare migliora, soprattutto se si arriva in tempo; la malattia non progredisce evitando che il cuore si dilati e, più importante di tutti, l’intervento può essere risolutivo a differenza degli stent dove, spesso, il paziente deve essere sottoposto a ulteriori interventi di revisione. Precisione, accuratezza, velocità ed esperienza sono i criteri imprescindibili per il cardiochirurgo. Ogni ricostruzione coronarica prevede centinaia di micropunti di sutura confezionati in modo preciso per rendere il risultato più naturale possibile”. Le arterie coronarie vengono ricostruite utilizzando le arterie mammarie del paziente stesso e, dopo questa procedura, queste riacquistano una funzione e anatomia fisiologica e permettono la formazione di nuove arterie collaterali che nutriranno nuovamente i tessuti più profondi delle pareti del cuore. Questa branca della cardiochirurgia si occupa frequentemente di pazienti con patologia coronarica trivasale severa, molto spesso diabetici, di pazienti multistentati o già sottoposti a trattamenti di rivascolarizzazione coronarica e, per la complessità di questi casi, oltre alla performance chirurgica, è necessaria un’attrezzatura specifica e un’organizzazione esemplare.

“Si tratta di una tecnica che viene eseguita con particolari e raffinati strumenti cardiochirurgici - precisa il dott. De Luca - L’intervento consiste nel liberare tutta la coronaria ripulendola: si porta via tutto ciò che ostruisce come le placche e, nel caso di un paziente già operato, anche gli stent. Si recuperano tutti i rami collaterali delle coronarie che, rivascolarizzati, possono riprendere calibro e ridare vita ai tessuti e al muscolo cardiaco. Infine, il tetto della coronaria viene ricreato con tratti di arterie mammarie e alcuni by-pass completano l'opera”. “I controlli angiografici coronarici - conclude De Luca - dimostrano eccezionali fenomeni di rimodellamento vascolare con miglioramento della funzione di pompa cardiaca. I pazienti con patologia trivasale severa e i pazienti non più efficacemente trattabili con procedure di angioplastica coronarica finalmente potranno avere un'opportunità di cura con l'intervento cardiochirurgico e tornare a una vita normale”.

 

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